In occasione del recente ITI
World Symposium, la redazione di Doctor Os ha incontrato il professor Daniel
Buser, uno dei maggiori esperti di chirurgia implantare a livello mondiale e
attuale presidente di ITI, International team for implantology.
Professor Buser, in qualità di
presidente ITI, che cosa può dire ai nostri lettori sul recente ITI World
Symposium 2010?
Senza dubbio il World Symposium
2010 è stato un enorme successo: ha superato i record dei precedenti, con oltre
4.000 persone registrate e visitatori provenienti da oltre 90 paesi del mondo
per ascoltare un gruppo di relatori di prestigio mondiale, composto da 113
professionisti di 26 nazioni, che costituiscono la crema del mondo accademico e
della libera professione.
Il programma scientifico è stato
suddiviso in base a tre principali aspetti del trattamento: nuovi metodi
clinici per la diagnosi e il piano di trattamento; procedure nuove e
sperimentate; gestione delle complicazioni in implantologia.
L’informazione è stata resa
quanto più fruibile possibile, pur essendo di portata elevata. Questi tre
giorni di congresso hanno sottolineato la veridicità del vanto di ITI: 30 anni
di leadership e credibilità. I partecipanti sono rimasti colpiti dalla portata
dell’informazione, di tipo pratico, e dalla sua immediata traducibilità nella
realtà clinica quotidiana. Da questo punto di vista devo sottolineare che l’ITI
è in grado di chiamare a sé numerosi e qualificati opinion leader di livello
internazionale in implantologia orale disponibili a condividere le loro
conoscenze. Questo patrimonio di esperienza e competenza è la base del successo
del ITI World Symposium 2010 e ha rafforzato la sua meritata reputazione di
essere l’evento culturale più prestigioso nel calendario dell’implantologia
internazionale.
Per la prima volta abbiamo deciso
di abbinare una fiera merceologica che ha coinvolto 38 espositori provenienti
da Europa e Stati Uniti, dando ai partecipanti la possibilità di esaminare gli
ultimi sviluppi tecnologici del settore e discutere le loro esigenze
direttamente con i produttori.
Quali obiettivi si è prefisso per
il suo mandato presidenziale?
Nel 2007 l’ITI ha effettuato un
passo importante nella definizione di una nuova strategia rappresentata dalla
ITI Vision 2017, che stabilisce dove vorremmo vedere la nostra organizzazione
nell’anno 2017. Il mio obiettivo principale durante la presidenza è attuare
tutte le iniziative che scaturiscono da questa visione, in altre parole
realizzare la ITI Vision 2017 e i nostri obiettivi a lungo termine. Elemento
chiave di questa idea è il concetto di valore di appartenenza al fine di
crescere senza compromettere la qualità. Di conseguenza, ci stiamo concentrando
sulle attività per aumentare i valori di appartenenza dei soci.
Inoltre è nostro obiettivo
diventare il provider accademico di riferimento per la formazione
evidence-based in implantologia orale e come tale essere riconosciuto come la
prima associazione globale multidisciplinare nel settore. Il nostro sistema di
sezioni nazionali è in continua crescita e fornisce all’ITI i mezzi per
diffondere la conoscenza e la formazione in maniera affidabile a una platea
sempre più ampia. Un elemento importante sarà la costituzione di un network
globale di Club di Studio ITI su cui stiamo lavorando in questo momento. Questi
Club di Studio saranno uno strumento efficace sia per facilitare la diffusione
delle conoscenze sia per aumentare in maniera significativa i valori di
appartenenza dei soci.
L’espansione della comunicazione
globale è un altro aspetto molto importante: lo scorso novembre il direttivo
ITI ha deciso di tradurre in otto lingue alcune pubblicazioni ITI selezionate,
come la serie di manuali, le ITI Treatment Guide, per assicurare che la
ricchezza delle conoscenze e informazioni che ITI sviluppa tra i propri
progetti di formazione sia compresa e acquisita dall’intera comunità
odontoiatrica mondiale.
Come concilia il mandato
presidenziale ITI con l’attività di ricerca?
Posso contare su un gruppo
accademico molto forte al mio dipartimento all’Università di Berna. Perciò,
oggi il mio ruolo principale è di lavorare come mentore per i colleghi più
giovani. Di conseguenza, di norma figuro sempre tra gli autori citati nelle
pubblicazioni prodotte dal nostro gruppo. Ho anche un accordo particolare con
l’Università di Berna che mi permette di ridurre il mio impegno presso
l’università al 90% e ciò mi permette di avere tempo per effettuare i viaggi
necessari a svolgere il mio ruolo di presidente ITI. Il mio obiettivo è far
visita nel giro di un anno a tutte le 26 sezioni ITI nel mondo per incontrare
direttamente i vari gruppi di riferimento.
In base alla sua importantissima
esperienza nel campo dell’integrazione degli impianti, qual è la sua opinione
sul carico immediato?
Il carico immediato è una valida
opzione terapeutica come è stato evidenziato in due ITI Treatment Guides
(Volumi 2 e 4) ed è attuato di frequente, da implantologi esperti, in pazienti
completamente edentuli. In tali casi questa modalità di trattamento offre
vantaggi significativi, ma allo stesso tempo complica la terapia implantare.
Non vedo gli stessi vantaggi per i pazienti parzialmente edentuli, però, e non
è molto comune nella pratica quotidiana. Per queste indicazioni il carico
precoce è chiaramente preferibile. Nei siti implantari standard, che non
richiedono innesti ossei, adottiamo spesso un periodo di guarigione di sole 3-4
settimane e, nei casi in cui è necessaria la GBR, periodi di guarigione di sole
6-8 settimane sono ormai di routine. Questi tempi di guarigione abbrevviati
offrono risultati di trattamento eccellenti, con ridotti rischi di
complicazioni. Questo traguardo è stato reso possibile principalmente grazie
alle migliorate microrugosità di superficie del titanio e della chimica di
superficie idrofila.
Professor Buser, lei è un ricercatore
molto stimato nel campo della rigenerazione ossea: quali sono le sfide che deve
affrontare oggi il chirurgo orale?
Per quanto riguarda la terapia
implantare, un chirurgo orale deve realizzare tre requisiti per essere un
professionista di successo. Prima di tutto deve avere una buona comprensione
della protesi, affinché il posizionamento degli impianti sia accurato e
“guidato” dalla riabilitazione. Ciò è particolarmente importante per
ottimizzare i risultati nei siti estetici. Il chirurgo orale deve poi avere
perfetta padronanza delle procedure rigenerative dell’osso, come la GBR, e di
quelle di innesto del seno per correggere difetti localizzati nel processo
alveolare osseo. Oggi oltre il 50 per cento degli impianti sono posizionati in
abbinamento a tali procedure per aumentare l’ampiezza e l’altezza dell’osso.
Oggi gli interventi di GBR sono utilizzati di frequente per l’aumento del
contorno e per migliorare l’estetica dei tessuti molli nella mascella
anteriore. Infine, un chirurgo orale deve fare proprie le procedure chirurgiche
sui tessuti molli più delicate e raffinate, che richiedono l’utilizzo di
strumenti sottili. L’obiettivo è minimizzare la morbilità del paziente e gli
esiti cicatriziali nel sito chirurgico.