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Casa editrice Ariesdue

 
[27/07/2010] 
Intervista a Daniel Buser

In occasione del recente ITI World Symposium, la redazione di Doctor Os ha incontrato il professor Daniel Buser, uno dei maggiori esperti di chirurgia implantare a livello mondiale e attuale presidente di ITI, International team for implantology.

 

Professor Buser, in qualità di presidente ITI, che cosa può dire ai nostri lettori sul recente ITI World Symposium 2010?

 

Senza dubbio il World Symposium 2010 è stato un enorme successo: ha superato i record dei precedenti, con oltre 4.000 persone registrate e visitatori provenienti da oltre 90 paesi del mondo per ascoltare un gruppo di relatori di prestigio mondiale, composto da 113 professionisti di 26 nazioni, che costituiscono la crema del mondo accademico e della libera professione.

Il programma scientifico è stato suddiviso in base a tre principali aspetti del trattamento: nuovi metodi clinici per la diagnosi e il piano di trattamento; procedure nuove e sperimentate; gestione delle complicazioni in implantologia.

L’informazione è stata resa quanto più fruibile possibile, pur essendo di portata elevata. Questi tre giorni di congresso hanno sottolineato la veridicità del vanto di ITI: 30 anni di leadership e credibilità. I partecipanti sono rimasti colpiti dalla portata dell’informazione, di tipo pratico, e dalla sua immediata traducibilità nella realtà clinica quotidiana. Da questo punto di vista devo sottolineare che l’ITI è in grado di chiamare a sé numerosi e qualificati opinion leader di livello internazionale in implantologia orale disponibili a condividere le loro conoscenze. Questo patrimonio di esperienza e competenza è la base del successo del ITI World Symposium 2010 e ha rafforzato la sua meritata reputazione di essere l’evento culturale più prestigioso nel calendario dell’implantologia internazionale.

Per la prima volta abbiamo deciso di abbinare una fiera merceologica che ha coinvolto 38 espositori provenienti da Europa e Stati Uniti, dando ai partecipanti la possibilità di esaminare gli ultimi sviluppi tecnologici del settore e discutere le loro esigenze direttamente con i produttori.

 

Quali obiettivi si è prefisso per il suo mandato presidenziale?

 

Nel 2007 l’ITI ha effettuato un passo importante nella definizione di una nuova strategia rappresentata dalla ITI Vision 2017, che stabilisce dove vorremmo vedere la nostra organizzazione nell’anno 2017. Il mio obiettivo principale durante la presidenza è attuare tutte le iniziative che scaturiscono da questa visione, in altre parole realizzare la ITI Vision 2017 e i nostri obiettivi a lungo termine. Elemento chiave di questa idea è il concetto di valore di appartenenza al fine di crescere senza compromettere la qualità. Di conseguenza, ci stiamo concentrando sulle attività per aumentare i valori di appartenenza dei soci.

Inoltre è nostro obiettivo diventare il provider accademico di riferimento per la formazione evidence-based in implantologia orale e come tale essere riconosciuto come la prima associazione globale multidisciplinare nel settore. Il nostro sistema di sezioni nazionali è in continua crescita e fornisce all’ITI i mezzi per diffondere la conoscenza e la formazione in maniera affidabile a una platea sempre più ampia. Un elemento importante sarà la costituzione di un network globale di Club di Studio ITI su cui stiamo lavorando in questo momento. Questi Club di Studio saranno uno strumento efficace sia per facilitare la diffusione delle conoscenze sia per aumentare in maniera significativa i valori di appartenenza dei soci.

L’espansione della comunicazione globale è un altro aspetto molto importante: lo scorso novembre il direttivo ITI ha deciso di tradurre in otto lingue alcune pubblicazioni ITI selezionate, come la serie di manuali, le ITI Treatment Guide, per assicurare che la ricchezza delle conoscenze e informazioni che ITI sviluppa tra i propri progetti di formazione sia compresa e acquisita dall’intera comunità odontoiatrica mondiale.

 

Come concilia il mandato presidenziale ITI con l’attività di ricerca?

 

Posso contare su un gruppo accademico molto forte al mio dipartimento all’Università di Berna. Perciò, oggi il mio ruolo principale è di lavorare come mentore per i colleghi più giovani. Di conseguenza, di norma figuro sempre tra gli autori citati nelle pubblicazioni prodotte dal nostro gruppo. Ho anche un accordo particolare con l’Università di Berna che mi permette di ridurre il mio impegno presso l’università al 90% e ciò mi permette di avere tempo per effettuare i viaggi necessari a svolgere il mio ruolo di presidente ITI. Il mio obiettivo è far visita nel giro di un anno a tutte le 26 sezioni ITI nel mondo per incontrare direttamente i vari gruppi di riferimento.

 

In base alla sua importantissima esperienza nel campo dell’integrazione degli impianti, qual è la sua opinione sul carico immediato?

 

Il carico immediato è una valida opzione terapeutica come è stato evidenziato in due ITI Treatment Guides (Volumi 2 e 4) ed è attuato di frequente, da implantologi esperti, in pazienti completamente edentuli. In tali casi questa modalità di trattamento offre vantaggi significativi, ma allo stesso tempo complica la terapia implantare. Non vedo gli stessi vantaggi per i pazienti parzialmente edentuli, però, e non è molto comune nella pratica quotidiana. Per queste indicazioni il carico precoce è chiaramente preferibile. Nei siti implantari standard, che non richiedono innesti ossei, adottiamo spesso un periodo di guarigione di sole 3-4 settimane e, nei casi in cui è necessaria la GBR, periodi di guarigione di sole 6-8 settimane sono ormai di routine. Questi tempi di guarigione abbrevviati offrono risultati di trattamento eccellenti, con ridotti rischi di complicazioni. Questo traguardo è stato reso possibile principalmente grazie alle migliorate microrugosità di superficie del titanio e della chimica di superficie idrofila.

 

Professor Buser, lei è un ricercatore molto stimato nel campo della rigenerazione ossea: quali sono le sfide che deve affrontare oggi il chirurgo orale?

 

Per quanto riguarda la terapia implantare, un chirurgo orale deve realizzare tre requisiti per essere un professionista di successo. Prima di tutto deve avere una buona comprensione della protesi, affinché il posizionamento degli impianti sia accurato e “guidato” dalla riabilitazione. Ciò è particolarmente importante per ottimizzare i risultati nei siti estetici. Il chirurgo orale deve poi avere perfetta padronanza delle procedure rigenerative dell’osso, come la GBR, e di quelle di innesto del seno per correggere difetti localizzati nel processo alveolare osseo. Oggi oltre il 50 per cento degli impianti sono posizionati in abbinamento a tali procedure per aumentare l’ampiezza e l’altezza dell’osso. Oggi gli interventi di GBR sono utilizzati di frequente per l’aumento del contorno e per migliorare l’estetica dei tessuti molli nella mascella anteriore. Infine, un chirurgo orale deve fare proprie le procedure chirurgiche sui tessuti molli più delicate e raffinate, che richiedono l’utilizzo di strumenti sottili. L’obiettivo è minimizzare la morbilità del paziente e gli esiti cicatriziali nel sito chirurgico.

 

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